John Stockton, IL playmaker per eccellenza

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Oggi, 58 anni fa, nasceva uno dei playmaker più forti di tutti i tempi, IL playmaker per eccellenza.

Nato a Spokane, nello stato di Washington, John Stockton dopo aver esaminato le diverse offerte ricevute dai vari college decide di rimanere a Spokane e di giocare a basket per Gonzaga University. Nel suo anno da senior (quarto anno al college) Stockton chiude con una media stagionale di 20.9 punti, 3.9 recuperi e 7.2 assist con il 57% dal campo. John conduce i Bulldogs (soprannome di Gonzaga University) ad un record finale di 17-11, migliore dell’università dopo 17 anni, e terminando la stagione come miglior marcatore, miglior passatore e giocatore con il maggior numero di palle recuperate della West Coast Conference.

Nello stesso anno, il 1984, decide di dichiararsi eleggibile per l’NBA draft, venendo selezionato al primo giro, con la sedicesima scelta assoluta, da Utah. Si racconta che, la sera del draft, diversi supporter della franchigia di Salt Lake City si fossero riuniti a Salt Palace (ex arena dei Jazz) e che, una volta scelto Stockton, fosse calato il silenzio in tutto il palazzetto, come a dire: “Chi abbiamo preso quest’anno…”

I tifosi di certo non si erano accorti di quello che sarebbe potuto diventare John che forse è passato alla storia come una delle più grandi “steal of the draft”. Scetticismo dovuto principalmente alla sue caratteristiche fisiche.

Coach Layden dirà di lui:“Nessuno pensava che sarebbe diventato così bravo. Nessuno. Ma il fatto è che non si poteva misurare il suo cuore”.

185 centimetri per nemmeno 80 chili, 79 per essere precisi.

Carnagione chiara e muscoli quasi inesistenti.

Non sembra di certo il fisico di un giocatore NBA ed invece stiamo parlando di uno che la storia di questa lega l’ha scritta. Eccome se l’ha scritta…

  • 15.806 assist, 3.715 in più del secondo
  • 3.265 palle rubate, quasi 600 in più del secondo
  • 14.5 assist di media nella stagione 1989-90 (record)
  • 10.5 assist di media in CARRIERA
  • 51.5% dal campo in CARRIERA
  • 10 stagioni consecutive in doppia cifra di assist
  • 5 delle prima 6 stagioni per assist di media nella storia NBA appartengono a lui
  • 38 gare da 20+ assist, nessuno come lui
  • 1.504 gare disputate (solamente 22 saltate)
  • 19 stagioni con Utah, di cui è anche il giocatore con il maggior numero di presenze
  • 19 stagioni chiuse con un record positivo
  • 19 stagioni consecutive ai playoff
  • 182 gare ai playoff
  • 11 volte nei quintetti All-NBA
  • 10 volte All-star
  • 1 MVP dell’ASG 1993
  • 5 volte nel quintetto All-defensive
  • 9 volte ha guidato la lega nella classifica degli assist
  • 2 ori olimpici con gli USA (1992, 1996)
  • casacca numero #12 ritirata sia da Gonzaga sia dagli Utah Jazz

John Stockton purtroppo non è mai riuscito a vincere un titolo NBA diventando, assieme al suo compagno Karl Malone, uno dei più grandi giocatori a non essersi laureato campione.

I due hanno affrontato assieme oltre 1.400 “battaglie” diventando una delle coppie più iconiche di questo sport e portando anche i Jazz ai piani alti della lega. Utah infatti, trainata da questa spettacolare coppia, è riuscita ad arrivare 5 volte alle Western Conference Finals e ben 2 volte a provare a contendere il titolo NBA ai Chicago Bulls di un certo Michael Jordan. I due assieme hanno dato vita anche alla celebre espressione: “Stockton to Malone”. E forse sarà anche merito delle assistenze di John Stockton se Karl Malone attualmente si trova al secondo posto All-time per punti segnati con 36.928 dietro al solo Kareem Abdul-Jabbar che guida questa speciale classifica con 38.387 punti a referto.

John Stockton è l’esatta figura dell’anti-eroe, la classica figura di una persona che mai diresti possa aver sfondato, in questa maniera, nel mondo dello sport. Un giocatore che non ha mai avuto, o meglio voluto, un procuratore. Un giocatore umile, modesto, che negoziava i propri contratti all’interno dei bar (aneddoto raccontato proprio da lui). Un profilo basso che poteva, e spesso è successo, passare inosservato. Memorabile quando nel 1992 durante la permanenza del Dream Team a Barcellona, per i mondiali del ’92, John decise di prendere una videocamera e di passare un pomeriggio intero lungo la Rambla chiedendo ai passanti se avessero visto passare qualcuno della nazionale degli USA. Nessuno, ma proprio nessuno, fu in grado di riconoscerlo. Un giocatore il cui addio è stato comunicato tramite un comunicato stampa dei Jazz e senza tour, gare d’addio o conferenze stampe particolari. Un giocatore che in questa sua semplicità è stato tra i più forti di sempre.

“La cosa che mi carica di più in campo? Riuscire a far segnare un canestro importante a un mio compagno.”

Per essere un grande leader, devi desiderare che i tuoi compagni abbiano successo. La tua voglia di vincere deve superare il desiderio di brillare dal punto di vista personale.”

Chissà se è già nato, o mai nascerà, un giocatore in grado di superare i suoi 15.806 assist.

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